Schede KPI disponibili
Cos'è un KPI di sicurezza
Un KPI di sicurezza (Key Performance Indicator) è un indicatore misurabile che consente di monitorare l'efficacia delle misure di prevenzione e protezione adottate in azienda. A differenza dei semplici conteggi di infortuni, i KPI esprimono valori normalizzati rispetto all'esposizione al rischio (tipicamente le ore lavorate), permettendo confronti nel tempo e tra realtà aziendali diverse.
I KPI di sicurezza si distinguono in due categorie principali:
- Indicatori lagging (reattivi) — misurano eventi già accaduti: infortuni, malattie professionali, giorni di assenza. Sono i più diffusi per la disponibilità dei dati e per gli obblighi di registrazione (registro infortuni, art. 18 c. 1 lett. r) D.Lgs. 81/08).
- Indicatori leading (predittivi) — misurano attività preventive: formazioni erogate, sopralluoghi effettuati, near-miss segnalati, audit interni completati. Consentono di intervenire prima che si verifichi l'infortunio.
Un sistema di KPI bilanciato include entrambe le tipologie. L'obiettivo non è solo ridurre gli indici lagging, ma costruire una cultura della prevenzione misurabile attraverso indicatori leading.
Base normativa: obblighi e riferimenti
L'uso dei KPI di sicurezza non è esplicitamente obbligatorio per tutte le aziende, ma è previsto o fortemente raccomandato da diverse fonti normative:
- Art. 30 c. 1 D.Lgs. 81/08 — Modelli di organizzazione e gestione: il modello esimente dalla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (D.Lgs. 231/01) deve includere "idonei sistemi di registrazione dell'avvenuta effettuazione delle attività" e prevedere "un idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate". I KPI costituiscono lo strumento operativo per dare contenuto a questo obbligo.
- Art. 28 c. 2 D.Lgs. 81/08 — DVR: il Documento di Valutazione dei Rischi deve contenere "le misure di prevenzione e di protezione attuate e i dispositivi di protezione individuali adottati" e "il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza". Il monitoraggio tramite KPI è la modalità più efficace per dimostrare il rispetto di questo programma.
- Art. 35 D.Lgs. 81/08 — Riunione periodica: in aziende con più di 15 dipendenti, la riunione periodica (almeno annuale) deve trattare all'ordine del giorno i "dati statistici relativi agli infortuni" — cioè esattamente gli indici di frequenza e gravità.
- ISO 45001:2018: la norma internazionale sui sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro richiede (punto 9.1) il monitoraggio, la misurazione, l'analisi e la valutazione della performance SSL, includendo esplicitamente la definizione di metriche e benchmark.
- UNI 7249:2007 — Statistiche degli infortuni sul lavoro: norma tecnica italiana che definisce le formule standard per il calcolo degli indici di frequenza, gravità e durata media. Rappresenta il riferimento tecnico per la comparabilità dei dati tra aziende e settori.
Indici principali: frequenza e gravità
I due KPI lagging più utilizzati e richiesti in sede di riunione periodica (art. 35 D.Lgs. 81/08) sono l'Indice di Frequenza e l'Indice di Gravità, entrambi definiti dalla norma UNI 7249:2007.
Indice di Frequenza (IF)
Misura il numero di infortuni per milione di ore lavorate. Permette di confrontare la frequenza infortunistica indipendentemente dalla dimensione aziendale.
Esempio: un'azienda con 5 infortuni e 200.000 ore lavorate ha IF = (5 / 200.000) × 1.000.000 = 25. La media INAIL per l'industria manifatturiera (2023) è circa 18-22.
Indice di Gravità (IG)
Misura i giorni lavorativi persi per infortuni ogni mille ore lavorate. Esprime l'impatto medio degli infortuni sulla capacità produttiva.
Esempio: 120 giorni persi su 200.000 ore lavorate = IG = (120 / 200.000) × 1.000 = 0,6. Un IG inferiore a 1 è generalmente considerato positivo per l'industria manifatturiera leggera.
Come usare i benchmark settoriali INAIL
I benchmark settoriali permettono di contestualizzare i KPI aziendali rispetto alla media del settore di appartenenza. L'INAIL pubblica annualmente (Rapporto Annuale e OpenData) i dati disaggregati per codice ATECO, dimensione aziendale e area geografica.
Per un confronto corretto seguire questi passaggi:
- Identificare il codice ATECO primario dell'azienda (2 o 4 cifre) e verificare quale aggregato settoriale INAIL corrisponde.
- Calcolare IF e IG aziendali con le formule UNI 7249:2007 riferiti allo stesso anno del benchmark.
- Confrontare con la media settoriale: un IF o IG significativamente superiore alla media indica un'area di miglioramento prioritaria.
- Presentare i risultati in riunione periodica (art. 35 D.Lgs. 81/08) con il trend degli ultimi 3-5 anni per evidenziare la direzione del miglioramento.
Le schede benchmark sul sito riportano i valori medi 2024 per i principali settori ATECO italiani, elaborati su dati pubblici INAIL OpenData e ISTAT.
KPI e riunione periodica (art. 35 D.Lgs. 81/08)
L'art. 35 D.Lgs. 81/08 prevede che nelle aziende con più di 15 dipendenti il datore di lavoro convochi almeno una volta all'anno una riunione periodica con RSPP, RLS e medico competente. L'ordine del giorno deve includere obbligatoriamente:
- Il documento di valutazione dei rischi (DVR) — stato e aggiornamenti;
- L'andamento degli infortuni e delle malattie professionali e tecnopatie (dati statistici);
- I criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l'efficacia dei DPI;
- I programmi di informazione e formazione dei lavoratori.
I KPI di sicurezza — in particolare IF, IG e il numero di near-miss segnalati — sono lo strumento più efficace per presentare i "dati statistici" richiesti dall'art. 35. Una presentazione strutturata con trend pluriennali e confronto benchmark settoriale rafforza la documentazione del sistema di gestione e supporta l'esonero da responsabilità ex art. 30 D.Lgs. 81/08.
Per le aziende con meno di 15 dipendenti la riunione non è obbligatoria ma resta raccomandabile: l'uso dei KPI anche in contesti di piccola impresa dimostra il monitoraggio continuativo richiesto dal DVR (art. 28 c. 2 lett. c).
Limiti dei benchmark e cautele interpretative
I benchmark settoriali sono strumenti utili ma presentano limiti strutturali di cui è necessario essere consapevoli:
- Eterogeneità dei settori — i codici ATECO aggregano realtà molto diverse: un'azienda di assemblaggio elettronico e una di lavorazione metalli rientrano entrambe in "industria manifatturiera", ma con profili di rischio radicalmente differenti.
- Sottodenuncia degli infortuni lievi — gli infortuni con assenza inferiore a 3 giorni (non indennizzabili INAIL) sono spesso sottoregistrati, rendendo i benchmark potenzialmente ottimistici.
- Near-miss non registrati — la quasi totalità delle aziende non dispone di un sistema formale di segnalazione dei near-miss (mancati infortuni). Il confronto su questo KPI è quindi generalmente non significativo con i dati pubblici INAIL, che non includono i near-miss.
- Variabilità dimensionale — le PMI tendono ad avere IF più elevati rispetto alle grandi aziende per via di minori risorse dedicate alla prevenzione e maggiore esposizione a variazioni statistiche su campioni piccoli.
- Lag temporale — i dati INAIL pubblicati in un anno si riferiscono all'anno precedente. Il benchmark 2024 è elaborato su infortuni accaduti nel 2023.
Per questi motivi i KPI aziendali vanno sempre letti in serie storica (almeno 3 anni) e non solo confrontati puntualmente con il benchmark settoriale.
Metodologia dei dati
Tutti i benchmark sono elaborati su dati pubblici INAIL OpenData e ISTAT. Le formule utilizzate sono quelle definite dalla norma tecnica UNI 7249:2007 — Statistiche degli infortuni sul lavoro (Indice di Frequenza e Indice di Gravità) e dalle linee guida INAIL per il calcolo degli indici statistici. I valori riportati si riferiscono all'anno 2023 (ultimo disponibile al momento della pubblicazione) e verranno aggiornati con i dati definitivi 2024 non appena disponibili.